
Ogni tanto mi capita di fare un salto nel passato, di pensare all’anno trascorso con occhi pieni di lacrime, nostalgica.
Ricordo i pomeriggi passati insieme, in camera a chiacchierare pensando che saremmo state eterne. Te lo ricordi anche tu, vero? Mi dà fastidio parlare di questa cosa con gli altri.
In effetti, in questo periodo, mi dà fastidio parlare in generale.
Ricordi le risate, le foto, i litigi, gli abbracci, le frecciatine, quelle serate in cui la vita sembrava talmente vuota che anche una semplice telefonata poteva rincuorarti, farti sentire un po’ meno sola e un po’ meno impaurita?
No, sai, perché queste cose a me fanno ancora male. Inutile dirti quanto mi senta tradita, anche dopo tutti questi mesi, quanto avrei voluto sotterrarmi e non riemergere mai più dall’incubo nel quale ero sprofondata.
Inutile parlarti del fatto che ti volevo bene davvero, nonostante fossimo diverse come il ghiaccio il fuoco, nonostante i litigi furiosi, i pugni, le lacrime. Forse dovrei dirti che ciò che ti hanno detto su di me è completamente sbagliato, che io non ti ho mai presa in giro alle spalle, se non per scherzo.
E adesso che ci faccio qui, a scrivere?
Cara amica, cara amica perduta, è proprio vero che è andato tutto a farsi fottere senza possibilità di un ritorno trionfale, di un finale strappalacrime come quello del libro che ci fecero leggere in prima media, l’Amico Ritrovato?
Sono cambiate così tante cose in sei mesi o poco più, che vorrei dirti tutto di filato, senza tralasciare nulla.
Oggi è uno di quei giorni nei quali la tua assenza si fa sentire più di altri e non chiedermi perché. Forse è per il fatto che la mia vita è diversa adesso, che sto cercando di andare avanti, di dimenticare, di perdere nelle polveri della memoria l’anno scorso.
Ma allora perché fa così male? Perché continuo a vederlo come una ferita aperta, una parentesi mai chiusa nella mia vita?
Lo sai, sono una persona che porta sempre le cose a termine, che non lascia nulla al fato. Sono una che pilota la propria vita o almeno cerca di farlo per il novantanove percento del tempo, perciò non riesco ad immaginare che tutto sia finito così, senza spiegazioni, senza parole.
Semplicemente estranee a partire da ieri.
E permettimi di dirtelo, perché ci sono certi giorni che la rabbia mi scoppia dentro come un fuoco d’artificio: proprio non sopporto vederti con quella stronza ipocrita, che ti ha portato lontana da noi, da me. Perché devi essere sempre così ingenua, perché devi mandare tutto a puttane? E di sicuro alla prima cazzata che ti ha detto, tu le hai creduto.
Evidentemente perché non mi volevi bene abbastanza.
Eccole di nuovo. Le lacrime.
Sì, perché è inutile pensare che prima o poi le cose risolveranno, che tu ci ripenserai, ritornerai sui tuoi passi. Anche se fosse, l’orgoglio ci fotterebbe tutte, ancora una volta.
Scommetto che mi odi, che mi odieresti ancora di più se davvero ti mandassi questa lettera, ma del resto sappiamo tutte e due che non avrei mai il coraggio di farlo, vero?
Tu mi conosci e meglio di tutti sei al corrente del fatto che, anche se spesso e volentieri faccio la parte della dura, della stronza, dentro sono fragile come vetro.
Ma io credevo in noi, credevo in te, stupida che non sei altro!
Ti sei aperta con me, mi hai sempre detto tutto per tre anni di fila. Mi hai detto anche ciò che non avevi confessato a nessuno: mi hai parlato della leucemia, che ti ha perseguitato quasi come un mostro durante la tua infanzia.
Dimmi, l’hai detto alla tua nuova migliore amica tutto questo? Ti sei fidata abbastanza?
Comico il fatto che tu sia sparita da un giorno all’altro, in un’estate così strana da sembrare irreale.
Vorrei sedermi con te al tavolo di un caffè di via Romana, come facevamo spesso, con una tazza di cioccolata bollente davanti. E poi raccontarti tutto, dalla prima all’ultima cosa.
Vorrei che tu fossi qui con me a condividere gioie e dolori, fallimenti e vittorie, come fa una vera amica. Ma lo sei mai stata?
Wow, penso che se ti mandassi questa sottospecie di stream of consciousness sarebbero solo due gli svolgimenti possibili: nel peggiore dei casi non mi risponderesti, alzeresti la cornetta e chiameresti la tua amichetta, vittoriosa perché come una stupida crederesti che io abbia ceduto a tutte le vostre frecciatine dopo tanto tempo. La seconda, pessima anche questa, sarebbe mandarmi una lettera piena di insulti e mi diresti che sono una stronza, una falsa, che la nostra amicizia non ha mai significato nulla per te.
E io riderei.
Sì, perché del resto so che non è vero, o almeno me ne illudo, no?
Ma non ti dirò mai queste cose. Non le dirò mai a nessuno, perché mi considererebbero una stupida sentimentalista, una teatrale comparsa che vuole essere al centro dell’attenzione.
E tutte le volte che ti vedrò per i corridoi adesso, tutte le volte in cui mi guarderai storto e non mi saluterai, giuro che sorriderò dentro di me.
Lo farò per un semplice motivo: la vita non fa schifo, la vita va inspirata ogni attimo, senza lasciare indietro nulla. Io amo la vita, anche quando è crudele.
E se la amo, come potrei evitare di amare anche te, che ora mi odi, ma che una volta ne hai fatto parte?
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